Terra Murata - ex carcere di Procida rassegna di Gino Lauro

Terra Murata - ex carcere di Procida rassegna di Gino Lauro

INAUGURAZIONE RASSEGNA

venerdi 25 luglio | ore 19.00 |

PROCIDA - Chiesa di S. Margherita

con la presenza del fotografo e delle autorità

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2014 > 25.07 – 17.08

orari: 11.00 - 13.00 / 18.00 - 20.30

Terra Murata - ex carcere di Procida rassegna di Gino Lauro

Terra Murata - ex carcere di Procida rassegna di Gino Lauro

Terra Murata - ex carcere di Procida rassegna di Gino Lauro

tutte le foto sono di Luigi Lauro ©

“Terra Murata”, oltre ad essere l’affascinante nome del centro storico dell’isola di Procida, è anche l’emblematico titolo di questa rassegna, monograficamente dedicata all’ex-carcere dell’Isola di Procida.
Dismesso dal 1988, l’ex-carcere di Procida, come spesso accade per questi luoghi, è divenuto un habitat della memoria, entro il quale, a parte lo sviluppo tumultuoso della vegetazione, tutto sembra essersi cristallizzato. Un “tempo sospeso”, la cui significatività è stata indagata dall’acutezza di sguardo di Luigi Lauro, un fotografo abituato a misurarsi con le sfide e, soprattutto, con la dimensione e le luci del “tempo”.
La struttura narrativa della rassegna, ideata con un percorso che vuole rendere conto della vastità degli ambienti carcerari e delle sopravvivenze segniche che in essi si affollano, è pensata come ad una regia dello sguardo: vi sono tre distinti capitoli, che si differenziano e si susseguono, con alcune emblematiche immagini di passaggio.
La rassegna si apre quindi con una serie di fotografie di “Contesto” che descrivono, in maniera documentaristica ed espressiva, l’ambito topologico del carcere. Il ritmo di alcune immagini di collegamento, ci porta al secondo percorso visivo: “Ambienti”. Luoghi rarefatti, ricoperti dalla coltre del tempo, ma nei quali si respira ancora, con profonda partecipazione emotiva, l’esperienza di vita di coloro che hanno abitato questi spazi.
La terza area, quella chiamata “Segni del tempo”, rende evidente, sotto il profilo concettuale, il tema della memoria. Una sorta di archeologia fotografico/visiva capace di restituire alla luce le tracce umane di chi non c’è più e di far emergere alla nostra coscienza, attraverso la potenza del segno e dei molti simboli indagati dall’autore, quale sia la dimensione del tempo che, incessantemente e con il suo inarrestabile fluire, ci ricorda che in questo silenzio e in alcuni terribili luoghi, persone “vive”, hanno consumato la loro esistenza.
Nelle sue annotazioni, scrive Luigi Lauro:
“Un silenzio che ha una sua musicalità. Avverti il vociare dei detenuti, il lamento dei disperati, le urla degli arrabbiati, il canto del malinconico, il tintinnio delle chiavi dei secondini…”
Una rassegna di forte impatto emotivo che si riannoda al vissuto dell’autore, quando da piccolo era solito scorgere i detenuti che, imbarcati sul traghetto, venivano deportati a Procida e che ripropone, come Lugi Lauro ci ricorda, anche una sorta di urgenza sociale:
“Gli interrogativi di oggi attengono al concetto di pena, di dignità, di esistenza, di sofferenza, di libertà. La pena non fine a se stessa ma tendente alla rieducazione e riabilitazione dell’individuo; il diritto per ogni essere umano di essere trattato con dignità e rispetto anche se sottoposto ad un regime di detenzione per quanto duro possa essere previsto; il diritto anche per il carcerato di scontare la sua pena in ambienti che permettano la tutela della propria integrità fisica e morale”.

Luca Chistè / Phf Photoforma | © giugno 2014

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